Report 2026 – Comunicazione Pubblica. Comunicare la cosa pubblica nell'era degli algoritmi
«Report 2026 – Comunicazione Pubblica. Comunicare la cosa pubblica nell'era degli algoritmi» è un rapporto di 94 pagine firmato da Carmelo Cutuli, pubblicato con il patrocinio editoriale del Centro Studi Istituzionali (CESTI.eu).
Il lavoro si colloca all'intersezione tra tre fenomeni che stanno ridisegnando il perimetro della comunicazione istituzionale: l'entrata in vigore del quadro regolatorio europeo sull'intelligenza artificiale, la trasformazione dell'ecosistema delle piattaforme digitali e l'evoluzione delle modalità di relazione tra pubbliche amministrazioni e cittadini.
Strutturato in cinque capitoli, il rapporto si propone come strumento di analisi della fase attuale, nella quale la comunicazione pubblica è investita da cambiamenti che l'autore identifica non soltanto sul piano tecnologico, ma anche su quello dell'autonomia strategica delle amministrazioni, della qualità dei processi democratici e del rapporto fiduciario tra istituzioni e collettività.
La scelta del sottotitolo «Comunicare la cosa pubblica nell'era degli algoritmi» non è casuale né puramente evocativa. L'espressione «cosa pubblica» — che richiama direttamente la res publica latina — sposta deliberatamente l'accento dal soggetto che comunica all'oggetto della comunicazione: non si tratta semplicemente di comunicazione prodotta da un ente pubblico, ma di comunicazione che ha per oggetto ciò che appartiene alla collettività, il bene comune. È una distinzione tutt'altro che nominale. Un'impresa comunica per posizionare un prodotto, un partito per ottenere consenso, un individuo per esprimere sé stesso; quando invece a essere comunicata è la «cosa pubblica», entrano in gioco implicazioni di natura diversa — trasparenza, responsabilità democratica, uguaglianza nell'accesso all'informazione — che non ammettono la stessa discrezionalità concessa ad altri ambiti comunicativi. Collocare questa specificità «nell'era degli algoritmi» significa allora porre una domanda precisa: cosa accade quando un oggetto che per sua natura richiede imparzialità, inclusività e accountability viene affidato a mediatori tecnologici progettati secondo logiche di profilazione, engagement e massimizzazione dell'attenzione? Il sottotitolo, in sostanza, contiene già la tensione che attraversa l'intero volume.
L'impianto del lavoro si fonda su fonti di natura normativa, scientifica e statistica. Il filo conduttore è la tensione tra le opportunità offerte dalle nuove tecnologie in termini di efficienza comunicativa e il rischio che la funzione pubblica della comunicazione venga progressivamente trasferita a infrastrutture e logiche di natura privata, spesso in assenza di una piena consapevolezza da parte delle stesse amministrazioni.
Il testo si rivolge in modo esplicito a chi opera nella comunicazione istituzionale e a chi ricopre ruoli di responsabilità nella gestione della relazione tra enti pubblici e cittadinanza. L'autore dichiara la scelta di non limitarsi a una rassegna di tendenze, proponendo invece una chiave di lettura interpretativa del contesto in cui la comunicazione pubblica si trova oggi a operare.